La nostra storia

Il museo

L’idea di istituire un Museo del Mare a Tropea è legata al progetto di recupero dello storico palazzo Santa Chiara e dell’annesso Convento delle Clarisse, il più antico dell’ordine in Calabria, fondato nel 1261 dalle famiglie Ruggeri e Mumoli. Il palazzo, a seguito del terremoto del 1783, fu incamerato dalla Cassa Sacra e convertito in residenza privata. Durante il XX secolo fu adibito a ospedale cittadino, poi a municipio.


Tra il 2011 e il 2013, sotto l’amministrazione guidata dal sindaco Gaetano Vallone, per il recupero e la rifunzionalizzazione del palazzo, vengono sfruttati dei finanziamenti comunitari dei Progetti integrati di sviluppo integrato (Pisl), con il progetto regionale “Borghi di eccellenza della Calabria della Provincia di Vibo Valentia” dei POR Calabria FESR 2007-2013. L’appalto viene aggiudicato a fine maggio del 2014. I lavori partono nel 2015, perché il progetto iniziale subisce delle modifiche, per via di interessanti elementi architettonici emersi dietro contro-pareti nel corso del restauro. L’anno seguente il palazzo Santa Chiara è pronto.

Nel maggio 2016, il Gruppo Paleontologico Tropeano presenta un progetto di allestimento museale con una relazione tecnica, che fornisce gli elementi per la realizzazione degli interventi volti a dare piena attuazione al museo del mare di Tropea. Il Comune di Tropea, guidato dal sindaco Giuseppe Rodolico, sottoscrive un protocollo d’intesa con il Gruppo Paleontologico Tropeano, al quale viene concessa la struttura museale nei locali di palazzo Santa Chiara.

Dopo i due anni del commissariamento prefettizio, la nuova amministrazione comunale, guidata dal sindaco Giovanni Macrì, dà seguito all’iter di costituzione del museo: a dicembre 2018, viene nominato il primo direttore del museo; nei mesi successivi vengono individuati i direttori scientifici per la sezione di Paleontologia e di Biologia marina e si inizia a lavorare all’allestimento del museo, la cui apertura al pubblico è prevista durante l’estate 2019.

 

I fossili

Nel nostro comprensorio i fossili si rinvengono un po’ dovunque, testimoniando che quasi tutta l’area della provincia di Vibo Valentia, come buona parte dell’Italia meridionale, nelle ere passate era sommersa dal mare.
Il territorio di alcune località come Cessaniti, Zungri, Mileto costituiva belle baie poco profonde ricche di fauna dove grossi cetacei trovavano ideali condizioni ambientali in un contesto faunistico proprio delle zone tropicali.
Le località che hanno fornito il materiale più apprezzabile ricadono nei comuni di Cessaniti, Zaccanopoli, Zungri, Ricadi, dove la particolare morfologia dei luoghi con valli e profonde incisioni fluviali su un territorio dal tipico “terrazzamento a gradoni” permette di raggiungere agevolmente gli strati fossiliferi del Miocene.
Conchiglie tipiche dei mari tropicali, denti di squalo, coralli, si accompagnano a ritrovamenti di parti scheletriche di mammiferi marini e continentali.

Tutta la zona è comunque famosa per l’abbondanza di clipeastri, antichi echinidi dalla caratteristica forma piramidale oggi estinti.
Per quanto i sedimenti ricoprano un’area molto vasta, negli anni i rinvenimenti e i ricuperi sono stati rari e occasionali. I più importanti sono stati: la balenottera miocenica, rinvenuta nella antica miniera di lignite presso Briatico nel 1865 e riferita al nuovo genere Heterocetus guiscardii da Giovanni Capellini; il sirenide rinvenuto nel 1970 a ridosso di una falesia sotto la stazione ferroviaria di Santa Domenica di Ricadi, riferito da Maria Monchermont Zei al Metaxytherium medium e ritenuto lo scheletro più completo di sirenide mai rinvenuto nel bacino del Mediterraneo e conservato presso il Museo di Paleontologia dell’Università di Napoli; la mandibola completa di denti di stegotetrabelodon sirticus rinvenuta nel 1990 a Cessaniti e conservata presso il Museo di Geologia dell’Università di Ferrara.

Tutto ciò rappresenta tuttavia solo una parte del potenziale che il territorio è in grado di offrire. L’intero patrimonio paleontologico è stato finora soltanto sfiorato dalla ricerca e sarebbe necessario intensificare le ricerche nell’ambito di mirati interventi programmatici.

 

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